di Stefania Lombardi

Quando partecipiamo a progetti a finanziamento europeo come il recente Horizon Europe, dobbiamo anche affrontare la questione delle pubblicazioni. Non si parla solo di accesso aperto, Open Access alle pubblicazioni scientifiche come una delle modalità per fare scienza aperta, la Open Science. Per la prima volta, un programma quadro per la ricerca e l’innovazione ci chiede un passo ulteriore e mai chiesto prima: ci chiede di conservare i nostri diritti nel processo di pubblicazione.

“Beneficiaries (or authors) must retain sufficient intellectual property rights to comply with the open access requirements(1).

Cosa significa?

Significa che per fare open access e tramite esso praticare la scienza aperta, occorre che manteniamo i nostri diritti come autori.

Per capire meglio occorre fare un piccolo passo indietro.

Se pubblichiamo un saggio o un romanzo un editore che non sia un mero tipografo non dovrebbe chiederci dei soldi per pubblicare perché dovrebbe assumersi un minimo di rischio d’impresa.

A fronte di questo rischio e dietro un compenso per ogni libro pubblicato, solitamente, in un contratto di edizione, trasferiamo i nostri diritti patrimoniali (quelli di sfruttamento economico, traduzione, rimaneggiamenti o altro) all’editore (i diritti morali, almeno per la legge italiana(2), non sono trasferibili; ad esempio, anche nel caso estremo di un ghost writer questa persona potrebbe sempre rivendicare la genitorialità di un suo scritto).

Quando parliamo di pubblicazioni scientifiche (libri o articoli che siano) e sottoposti a revisione paritaria (peer review) dobbiamo considerare che i ricercatori, invece, non sono pagati per pubblicare perché questa attività fa semplicemente parte del loro lavoro, essendo la scienza e la ricerca qualcosa di prodotto per la società e appartiene alla società.

Per queste motivazioni, nel campo della ricerca, gli autori non dovrebbero trasferire(3) i loro diritti agli editori perché a quel punto non sarebbero più nemmeno liberi di utilizzare un singolo grafico del loro lavoro senza il permesso dell’editore, un permesso che non è detto che arrivi o magari arriva dopo un bel po’ di tempo.

Abbiamo sperimentato tutti, con la recente pandemia, quanto il tempo sia importante, in special modo per la ricerca e l’avanzamento scientifico.

La scienza aperta è, infatti, condivisione, collaborazione e trasparenza in modo da non dover duplicare le ricerche con spreco di risorse, non dover rifare gli stessi errori, e raggiungere più velocemente i risultati grazie alla condivisione e alla collaborazione. Significa anche raggiungere e coinvolgere ricercatori freelance oppure le cui università non possono permettersi costosi abbonamenti alle riviste scientifiche a pagamento, precludendo loro l’accesso ai risultati dei colleghi.

La scienza aperta è inclusione al massimo grado e fa suo il motto dell’Agenda ONU 2030 “No one will be left behind” (nessuno deve essere lasciato indietro), includendo anche la questione femminile di cui non se ne parla mai abbastanza.

Per fare scienza aperta dobbiamo, innanzitutto, conservare i nostri diritti sulle nostre opere.

Se non abbiamo più i diritti sulle nostre opere ci è precluso fare tutto questo. Ci è precluso fare quel che ci è richiesto per la società.

Per questo un ente finanziatore come Horizon Europe chiede che siano mantenuti i diritti.

Per farlo ci chiede di applicare una licenza d’uso ai nostri lavori, come una licenza CC-BY o equivalente.

E gli accordi di riservatezza? Quelli son sempre tutelati.

La celebre frase di Moedas riguardo i dati è emblematica: “as open as possible, as closed as necessary” (il più aperti possibile, e chiusi quando necessario).

Pertanto, se partecipiamo a un progetto Horizon Europe e ci viene richiesto di contribuire a qualche pubblicazione, ricordiamoci la questione dei diritti sulle pubblicazioni di ricerca.

Ricordiamoci che questi diritti servono per garantire l’Open Access che è uno dei mezzi con cui si attua la scienza aperta.

Ricordiamoci che una pubblicazione è veramente in Open Access se è stata applicata una licenza CC o equivalente.

Se abbiamo optato per una licenza CC ricordiamoci che possiamo applicarla gratuitamente tramite questo link: https://chooser-beta.creativecommons.org/

Una precisazione importante: scienza aperta non significa pagare per pubblicare (passando, pertanto, dal modello di pagamento per la lettura a quello per la pubblicazione). Esistono riviste che non chiedono costi per la pubblicazione a chi scrive e nemmeno per la lettura a chi legge: sono le cosiddette riviste in Diamond Open Access.

Nel recente Summit di Toluca in Messico (23-27 ottobre 2023) è stata ribadita l’importanza di questo tipo di riviste e ne è stato incoraggiato il sostentamento.

Il principio della scienza aperta è che le ricerche finanziate con fondi pubblici devono essere accessibili al pubblico che le finanzia.

A tal riguardo abbiamo anche normative che cercano di ottemperare a questo principio.

Ad esempio, in Italia (DL 91/2013) al Decreto-legge dell’8 agosto 2013, n.91, all’art.4, comma 2 possiamo leggere:

“I soggetti pubblici preposti all’erogazione o alla gestione dei finanziamenti della ricerca scientifica adottano, nella loro autonomia, le misure necessarie per la promozione dell’accesso aperto ai risultati della ricerca finanziata per una quota pari o superiore al 50 per cento con fondi pubblici, quando documentati in articoli pubblicati su periodici a carattere scientifico che abbiano almeno due uscite annue. I predetti articoli devono includere una scheda di progetto in cui siano menzionati tutti i soggetti che hanno concorso alla realizzazione degli stessi. L’accesso aperto si realizza:

  1. a) tramite la pubblicazione da parte dell’editore, al momento della prima pubblicazione, in modo tale che l’articolo sia accessibile a titolo gratuito dal luogo e nel momento scelti individualmente;
  2. b) tramite la ripubblicazione senza fini di lucro in archivi elettronici istituzionali o disciplinari, secondo le stesse modalità, entro diciotto mesi dalla prima pubblicazione per le pubblicazioni delle aree disciplinari scientifico-tecnico-mediche e ventiquattro mesi per le aree disciplinari umanistiche e delle scienze sociali.

2-bis. Le previsioni del comma 2 non si applicano quando i diritti sui risultati delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione godono di protezione ai sensi del codice di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30”.

La raccomandazione è sempre quella, nei progetti di ricerca finanziati, di evitare di trasferire i nostri diritti e cercare, a tal riguardo, di conoscere quanto più possibile la normativa, magari di concerto con giuristi che abbiano approfondito queste tematiche.

Occhio, quindi, ai nostri progetti finanziati e ai nostri diritti!

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  1. Articolo 17 dell’Annotated Model Grant Agreement alla sezione Communication, Dissemination, Open Science and Visibility, p. 368.
  2. Legge italiana sul diritto d’autore, la 633 del 1941.
  3. Si è preferito utilizzare sempre il verbo “trasferire” perché più neutro. La “cessione” non sarebbe un termine corretto in Italia perché la Legge Italiana sul diritto d’autore fissa un limite temporale di 20 anni e sarebbe più corretto parlare di “concessione”. Tuttavia, in accordi con editori internazionali si parlerebbe di “cessione”. Con il termine “trasferimento” si esce da queste piccole sfumature.

Bibliografia

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Stefania Lombardi

Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale; si è addottorata con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt; è stata assegnista di ricerca nella comunicazione progettuale presso CNR-IGG; attualmente, grazie a un incarico di bibliotecaria presso il CNR-ISTI, ha modo di potersi occupare di letteratura grigia, Open Science e Open Access legato alle pubblicazioni scientifiche. Inoltre, è PMP® (Project Management Professional) e master in Europrogettazione con esperienza nella gestione e nella comunicazione scientifica di numerosi progetti di ricerca a finanziamento europeo.

Ha contribuito al volume scritto a 28 mani con altri autori dal titolo “Project Management e progetti europei. Sinergie, buone pratiche, esperienze” ed edito da FrancoAngeli. Ha svolto docenze all’interno del master universitario dal titolo “Master europeo in Imprenditorialità sociale e e-governance locale” ed è docente accreditata (https://www.isipm.org/accreditamentiisipm/docenti-accreditati?letter=i ) presso ISIPM (Istituto Italiano di Project Management). Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia. Il suo breve saggio con supporto audiovisivo, “La società del surrogato”, ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti. Il saggio è stato pubblicato nel dicembre 2023 da goWare. Stefania Lombardi ha, inoltre, fatto parte, per un anno, della redazione della rivista “Il Project Manager”, edita da FrancoAngeli. In passato ha inoltre curato le edizioni 2008 e 2009, sia in lingua inglese che in lingua italiana, di due libri sui progetti di ricerca del Dipartimento ICT (Information and  Communications Technology) del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Studiosa di Hannah Arendt con un’antica e rinnovata passione per Shakespeare. Per quanto concerne il link ad attività didattico/divulgative si rimanda alla conferenza sulla letteratura grigia del 2020 (https://av.tib.eu/media/50110 ) e alla conferenza sulla letteratura grigia del 2021 (https://www.youtube.com/watch?v=JxCPxxL1RxA&t=64s).

Qui il link ad altra conferenza didattico/divulgativa (organizzatrice e relatrice) con video scaricabili: https://zenodo.org/communities/convegnoangoscia2021/?page=1&size=20

Fa parte della redazione della rivista “Filosofia Morale”, edita da Mimesis, https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/MF/issue/archive

Attualmente dirige la rivista “Le voci di Sophia”, https://levocidisophia.it/