di Sarah Noemi Bonomi

Che beneficio può esserci nel trovare ciò che non si sta cercando? 

Ti è mai capitato di fare una scoperta fortuita, non frutto di una ricerca precisa in quella direzione?

È accaduto e continua ad accadere a ricercatori, scienziati e scrittori, esploratori, che compiono scoperte inattese ed importanti durante le loro ricerche. Un esempio? Cristoforo Colombo, Michael Faraday, Claude Bernard e molti altri che cercavano le “Indie” e hanno trovato le “Americhe”. Nel suo libro “La via dello sperimentatore. Esperienze di uno scienziato nella ricerca medica” il fisiologo Walter B. Cannon riporta diversi esempi di scoperte scientifiche avvenute per caso, arrivando così a coniare la parola “serendipity” e a dedicarle un capitolo intitolato “Risultato della serendipity”.

Ma anche a tutti noi, senza essere per forza ricercatori o scienziati, può capitare nella vita quotidiana di vivere momenti di serendipità che ci arricchiscono e accrescono, sia a livello personale che professionale. 

Dobbiamo essere pronti a riconoscere e cogliere i momenti di serendipità. Si tratta di un “mindset”, ovvero un atteggiamento mentale che predispone alla serendipità. 

Una capacità da sviluppare.

Ma cosa si intende per Serendipità? Serendipity o serendipità, è un neologismo (1754), che indica il “fare una scoperta fortuita, non frutto di una ricerca precisa in quella direzione, trovare qualcosa di valore e di piacevole mentre non lo si stava cercando”. 

La parola nasce dalla fiaba persiana I tre principi di Serendippo, antico nome dello Sri Lanka, che narra la storia di tre principi aventi la capacità di fare scoperte innovative del tutto casuali. 

Da un punto di vista psicologico e neuroscientifico, la serendipità è anche il predisporsi a uno stato d’animo, alla ricerca della sensazione e all’accoglimento della sorpresa.  Potremmo a mio avviso definirla come una capacità, “di trovare ciò che non si sta cercando, restando aperti mentalmente e più ricettivi”. Una sorta di abilità che, forse, si può allenare.

Uno studio curioso: senza aspettative o regole strutturate diventiamo più bravi a cogliere ciò che solitamente non coglieremmo.

Le ricerche nel campo non sono ancora così ampie per poterla definire con certezza, ma uno studio interessante dei ricercatori della Sapienza di Roma (in collaborazione con Fondazione Santa Lucia), ipotizza di aver identificato la struttura neurale alla base della serendipità.

I ricercatori hanno condotto degli esperimenti con l’obiettivo di stimolare l’attenzione selettiva dei partecipanti, presentando una serie di lettere su una parete per brevissimi intervalli di tempo. 

Partiamo da una premessa: noi sappiamo che per il cervello umano è difficile cogliere stimoli diversi (ad esempio la lettera y vicino alla lettera B in un punto della parete) se essi vengono presentati l’uno dopo l’altro, separati da uno spazio temporale molto breve (ad es. -300ms).

Quello che ha incuriosito i ricercatori è che per alcuni, l’abilità di riconoscere stimoli normalmente non percepiti si affinava col passare del tempo. Con stupore si è scoperto  che l’abilità delle persone di cogliere stimoli non prevedibili e non regolati dallo scandire del tempo (es. 300 ms) tendeva a migliorarsi man mano che nuovi stimoli non regolari si presentavano. 

In altre parole, quando le persone si abituavano a “non avere particolari aspettative” rispetto ad uno stimolo, coglievano elementi che altrimenti non avrebbero notato.

Questo cosa significa per noi? Significa che il nostro cervello usa dei “trucchetti” ed è come se mettesse in moto un aumento dell’attenzione per colmare il fatto che non sa bene cosa aspettarsi in certe situazioni. Forse questo elemento può costituire la base della serendipità: il cervello è predisposto ad essere attivo, vigile, a cogliere con attenzione ma senza avere aspettative specifiche.

Come agevolare la serendipità?

Si intuisce come questa capacità dipendamolto da una “predisposizione” umana, dettata anche da diversi fattori. Senza dubbio alla base ritroviamo uno  stato d’animo pronto ad accogliere piaceri e scoperte inaspettate, a ciò si aggiungono alcune condizioni che possono facilitarlo. 

  • L’assenza, in quel momento in cui ne abbiamo più bisogno, di fretta, ansia o stress. Questi tre elementi ostacolano la mente umana nel cogliere elementi diversi da ciò che sta ricercando
  • La presenza di lentezza, l’apertura dello sguardo su tutto ciò che circonda senza un approccio selettivo e focalizzato, che in certi momenti può essere funzionale aumentando le probabilità di accorgersi di qualcosa che altrimenti ci sarebbe sfuggito
  • Intuito e predisposizione mentale al credere che ogni scoperta o esperienza di vita possa contenere quella sana casualità e una sorpresa positiva anche nelle situazioni quotidiane forse  più banali
  • Avere una vita attiva, rompere le routine e le abitudini rigide
  • Pensare fuori dagli schemi cercando di ridurre il pensiero logico e metodico in certe situazioni. Nel gergo della psicologia del lavoro diremmo “allenare il pensiero laterale” e permettere alle emozioni e alle sensazioni di entrare nei ragionamenti, allenando l’elasticità mentale e sviluppando intuizione e immaginazione
  • Essere aperti mentalmente alle novità e alle situazioni 

Tutto questo potrebbe comportare nella vita personale e professionale innumerevoli benefici e implicazioni. La serendipità apre all’innovazione, alla pro-attività, al fare “altro”. Non significa limitarsi ad aspettare, ma ricercare l’inaspettato e creare cambiamenti. In contesti organizzativi dove  l’errore è permesso e non temuto, si moltiplicano le possibilità di avere momenti di serendipità, perché non c’è il timore di sbagliare, di fallire, ma si vede in ogni potenziale errore una scoperta o consapevolezza da portarsi a casa. 

Permettere alla mente di sentirsi libera di esplorare è anche un toccasana per il benessere mentale: Concedersi la possibilità di credere che se anche non si trovasse immediatamente la soluzione a un problema essa verrà comunque prima o poi identificata, allenta la tensione lo stress legati all’accanimento mentale del “devo trovare questa soluzione, devo raggiungere questo obiettivo”, pensieri talvolta rigidi e limitanti la qualità della vita.

Far entrare la serendipità nei propri pensieri può essere un’occasione per riconoscere che talvolta le strade panoramiche più belle che incontriamo sono nascoste dietro a deviazioni che non si volevano assolutamente prendere (riprendendo una bellissima frase di Angela Blount). Buona serendipità a tutti!

 

Bibliografia

(1)

La felicità è una scienza e si può apprendere . Strategie positive per allenare e promuovere il benessere al lavoro e nella vita, Franco Angeli.   LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE

Riferimenti

Sarah Noemi Bonomi

Psicologa del Benessere, specializzata in Psicologia Positiva, Empowerment e Tecnologie Positive. Consulente HR e trainer per le organizzazioni presso Eu-tròpia Società Benefit. Docente di Psicologia Positiva presso l’Università della Terza Età (Auser) e preparatrice mentale di 2° grado (Mental Coach – Federazione Italiana Tennis & ITF Coaching). Socia fondatrice e referente sezione Eventi per l’APS Nodi Parlati. co-autrice del libro «La felicità è una scienza e si può apprendere. Strategie positive per allenare e promuovere il benessere al lavoro e nella vita» di Rosanna Gallo, Jessica Gandolfo e Sarah Noemi Bonomi  – Franco Angeli, 2022.